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Progetto di Vita Individuale 2026: Guida al D.Lgs. 62/2024 e alla nuova valutazione multidimensionale

  • Immagine del redattore: Domenico Raffaele Addamo
    Domenico Raffaele Addamo
  • 4 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

La riforma della disabilità attuata con il Decreto Legislativo 3 maggio 2024, n. 62 rappresenta un passaggio decisivo dal modello puramente medico a un modello bio‑psico‑sociale fondato sulla Convenzione ONU. Al centro della riforma c’è il Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato, uno strumento che unifica in un unico percorso diritti, desideri e sostegni della persona con disabilità.


Il quadro normativo: l’articolo 18 D.Lgs. 62/2024

L’articolo 18 del D.Lgs. 62/2024 stabilisce che il Progetto di vita:

  • è diretto a realizzare gli obiettivi della persona con disabilità, migliorando le sue condizioni personali e di salute nei diversi ambiti di vita;

  • facilita l’inclusione sociale e la partecipazione nei contesti scolastici, formativi, abitativi, lavorativi e sociali;

  • individua, per qualità, quantità e intensità, gli strumenti, le risorse, gli interventi, i benefici, le prestazioni, i servizi e gli accomodamenti ragionevoli necessari a rimuovere barriere e attivare supporti adeguati;

  • include anche misure già previste dalla legislazione vigente contro povertà, emarginazione e esclusione sociale e i sostegni al nucleo familiare e ai caregiver.

La persona con disabilità è titolare del Progetto di vita: può chiederne l’attivazione, concorre a definirne i contenuti e può chiederne modifiche e integrazioni secondo i propri desideri e le proprie scelte.


Valutazione multidimensionale e ICF (artt. 24 e 25)

Il Progetto di vita nasce dall’esito della valutazione multidimensionale, disciplinata dagli artt. 24 e 25 del decreto.

  • La valutazione multidimensionale è un procedimento che, usando la classificazione ICF, descrive il profilo di funzionamento della persona nei suoi contesti di vita, analizzando capacità, performance, barriere e facilitatori.

  • È svolta con un metodo multidisciplinare e tiene conto non solo degli aspetti sanitari, ma anche di quelli sociali, lavorativi, educativi, relazionali.

L’esito della valutazione non è un numero percentuale, ma una “fotografia” complessiva che orienta le scelte del Progetto di vita.


L’Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM)

L’UVM è il gruppo che elabora il Progetto di vita a partire dall’esito della valutazione multidimensionale. Tra i componenti previsti rientrano:

  • la persona con disabilità;

  • i genitori, il tutore o l’amministratore di sostegno, se presenti;

  • un assistente sociale o altro operatore dei servizi sociali territoriali;

  • uno o più professionisti sanitari indicati dall’azienda sanitaria;

  • eventualmente, rappresentanti di scuola, servizi per il lavoro, medico di base, caregiver e soggetti del terzo settore.

Questa composizione garantisce che il Progetto di vita sia costruito “con” la persona e la sua rete, e non calato dall’alto.


Budget di progetto

Il decreto prevede il budget di progetto, inteso come l’insieme delle risorse:

  • umane (operatori, assistenti, educatori);

  • professionali (servizi specializzati, supporti tecnici);

  • tecnologiche e strumentali (ausili, tecnologie per l’autonomia);

  • economiche, pubbliche e private;

coordinate per dare attuazione al Progetto di vita. L’obiettivo è superare la frammentazione tra fondi sanitari, sociali e misure specifiche (come “Dopo di noi”), permettendo una programmazione unitaria attorno alla persona.


La sperimentazione 2025‑2027

La riforma non è ancora a regime su tutto il territorio nazionale. Secondo le comunicazioni del Ministero per le Disabilità e dell’INPS:

  • dal 1° gennaio 2025 la sperimentazione è partita in 9 province pilota (Brescia, Trieste, Forlì‑Cesena, Firenze, Perugia, Frosinone, Salerno, Catanzaro, Sassari);

  • nel corso del 2025 è stata estesa ad altre province e territori autonomi;

  • dal 1° marzo 2026 è prevista un’ulteriore estensione ad altre 40 province;

  • dal 1° gennaio 2027 il nuovo sistema dovrà essere operativo su tutto il territorio nazionale.

Per i cittadini, questo significa che tempi e modalità di accesso al Progetto di vita possono variare a seconda della provincia di residenza durante la fase di sperimentazione.


FAQ sulla Riforma

  1. Cos’è l’UVM?È l’Unità di valutazione multidimensionale che, insieme alla persona con disabilità e alla sua rete, elabora il Progetto di vita sulla base della valutazione multidimensionale.

  2. Il Progetto di vita è obbligatorio?No: è un diritto esigibile. La persona con disabilità può chiederne l’elaborazione all’esito della valutazione di base e concorre a definirne contenuti e modifiche.

  3. Chi finanzia il Progetto di vita?Attraverso il budget di progetto si coordinano risorse sanitarie, sociali, nazionali e locali, oltre a eventuali contributi del terzo settore e della comunità territoriale, in modo unitario rispetto agli obiettivi stabiliti nel progetto.


Con il Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato, la persona con disabilità torna al centro del sistema: non più destinataria passiva di prestazioni frammentate, ma protagonista di un percorso che integra servizi, sostegni economici e diritti sociali attorno ai propri desideri e alle proprie scelte di vita.



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