Riforma Disabilità 2026: Guida Completa alle 40 Nuove Province in Sperimentazione dal 1° Marzo
- Domenico Raffaele Addamo
- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min
Dal primo marzo 2026 il sistema di accertamento dell'invalidità civile in Italia ha subito un cambiamento epocale. Con il Messaggio INPS n. 639 del 23 febbraio 2026, l'Istituto nazionale della previdenza sociale ha esteso la sperimentazione della riforma della disabilità — introdotta dal Decreto Legislativo n. 62 del 2024 — a quaranta nuove province su tutto il territorio nazionale. Non si tratta più di un test circoscritto a pochi territori pilota: è un'espansione massiccia che coinvolge milioni di cittadini, dalle grandi metropoli come Milano, Roma e Torino fino a province più piccole come Crotone, Ascoli Piceno e Campobasso.
Per chi convive con una disabilità, per i familiari e per i caregiver, comprendere cosa cambia è essenziale per non perdere diritti e per non trovarsi a ricominciare un iter burocratico già avviato. In questo articolo spieghiamo nel dettaglio quali sono le province coinvolte, cosa succede ai vecchi certificati medici, quali sono le nuove procedure obbligatorie e cosa significa concretamente il passaggio al modello bio-psico-sociale.
Dalla riforma del 2024 alla terza fase sperimentale
La riforma della disabilità è stata introdotta dal D.Lgs. 62/2024, che segna il passaggio dal tradizionale modello medico — fondato sulle tabelle percentuali del D.M. 5 febbraio 1992 — a un modello bio-psico-sociale ispirato alla Classificazione Internazionale del Funzionamento (ICF) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il nuovo paradigma non si limita a fotografare la patologia: valuta la persona nel suo complesso, considerando le barriere ambientali, le risorse personali e i bisogni di supporto in ogni ambito di vita.
Il percorso sperimentale è stato suddiviso in tre fasi. La prima, avviata il 1° gennaio 2025 in nove province pilota, ha permesso di testare i nuovi strumenti di accertamento. La seconda fase ha esteso il perimetro ad altri territori. La terza fase, quella di cui parliamo, è partita il 1° marzo 2026 ed è stata autorizzata dall'articolo 7 del Decreto Legge n. 19 del 19 febbraio 2026, una norma di rango primario che ha dato copertura legislativa all'allargamento. L'obiettivo dichiarato è verificare la tenuta del sistema prima del passaggio definitivo a regime, previsto per il 1° gennaio 2027.
L'elenco completo delle 40 nuove province
Le province coinvolte nella terza fase rappresentano un campione eterogeneo del Paese. Di seguito l'elenco suddiviso per area geografica:
Nord Italia: Asti, Cuneo e Torino (Piemonte); Bergamo, Como, Milano, Mantova, Pavia e Sondrio (Lombardia); Treviso, Venezia e Verona (Veneto); La Spezia e Savona (Liguria); Bologna, Rimini, Piacenza e Ravenna (Emilia-Romagna); Pordenone e Udine (Friuli Venezia Giulia).
Centro Italia: Arezzo e Massa Carrara (Toscana); Roma (Lazio); Ancona e Ascoli Piceno (Marche); Terni (Umbria); Chieti (Abruzzo).
Sud e Isole: Caserta (Campania); Brindisi (Puglia); Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia (Calabria); Caltanissetta, Catania e Messina (Sicilia); Potenza (Basilicata); Campobasso (Molise); Cagliari (Sardegna).
Nota: sebbene la Provincia Autonoma di Bolzano compaia nell'elenco regionale, l'INPS ha precisato che in quel territorio l'accertamento resta in capo alle strutture provinciali autonome, senza coinvolgimento diretto dell'Istituto.

Cosa cambia per i cittadini: certificato medico e modello AP110
Il cambiamento più immediato e tangibile riguarda il certificato medico introduttivo, il documento che dà avvio all'iter di riconoscimento dell'invalidità. Nelle quaranta province in sperimentazione, a partire dal 1° marzo 2026, il certificato deve essere redatto esclusivamente in formato digitale tramite il nuovo modello AP110. Il vecchio modulo cartaceo o i precedenti formati online non sono più validi.
Questo comporta una conseguenza critica per chi aveva già un certificato in corso: tutti i certificati emessi con le vecchie modalità fino al 28 febbraio 2026 dovevano essere completati con la relativa domanda amministrativa entro quella stessa data. Chi non ha completato l'iter in tempo ha visto decadere il proprio certificato ed è obbligato a ricominciare la procedura con il nuovo sistema. Si tratta di un aspetto che può generare disagi significativi, soprattutto per le persone più fragili o meno assistite.
I medici certificatori: nuovi obblighi e abilitazioni
La transizione impatta anche i professionisti sanitari. Con il Messaggio 639/2026, l'INPS ha stabilito che i medici certificatori — compresi quelli in quiescenza e quelli che operano privatamente — devono ottenere una specifica abilitazione per accedere al sistema telematico di compilazione del certificato introduttivo. L'abilitazione è subordinata al possesso della firma digitale e alla formazione continua certificata dalla FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri). Questa misura intende garantire uno standard qualitativo più elevato nella descrizione del quadro funzionale del paziente, elemento cardine del nuovo sistema di valutazione.
Il modello bio-psico-sociale e il Progetto di Vita
Al di là dei cambiamenti procedurali, ciò che rende questa riforma davvero rivoluzionaria è il passaggio concettuale. La valutazione dell'invalidità non è più una semplice lettura di referti clinici: diventa un'analisi multidimensionale della persona, condotta da un'Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM) che include figure sanitarie e sociali. L'obiettivo finale è la costruzione del Progetto di Vita, uno strumento previsto dall'articolo 25 del D.Lgs. 62/2024, che definisce gli obiettivi personali e i sostegni necessari affinché la persona con disabilità possa vivere su base di uguaglianza con gli altri.
Si tratta di un cambiamento culturale prima ancora che amministrativo: il cittadino non è più un soggetto passivo da classificare, ma un protagonista attivo nella definizione del proprio percorso di inclusione.
La terza fase della sperimentazione della riforma della disabilità rappresenta un passo decisivo verso la piena attuazione del D.Lgs. 62/2024. Per chi vive nelle quaranta province coinvolte, è fondamentale informarsi subito sulle nuove procedure, verificare lo stato dei propri certificati medici e assicurarsi che il proprio medico certificatore sia abilitato al nuovo sistema. Il rischio di decadenze e ritardi è concreto, ma l'informazione tempestiva è la migliore forma di tutela.
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